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THE PAIN MACHINERY - Total Recall EP
review from DarkRoom Magazine - in italian





The Pain Machinery – Total Recall
(Advoxya/Masterpiece) Time: (57:35) Rating : 6

A circa due anni e mezzo di distanza dal caotico doppio CD "Chaos Transmission" (nomen omen) torna a farsi sentire lo storico progetto di Anders Karlsson, attivo a livello discografico dagli anni '90 (è del 1992 la primissima cassetta registrata dall'artista svedese, alle prese con gli esperimenti nel mondo dell'elettronica sin dagli anni '80) ed oggi approdato alla corte dell'ungherese Advoxya dopo una serie di uscite per l'americana BLC. Da sempre ben ancorato alle sonorità EBM del periodo a cavallo fra la fine degli 80s e l'inizio dei 90s, Anders rivolge ora le proprie attenzioni verso un suono decisamente meno duro rispetto a lavori spietatamente glaciali come "The Venom Is Going Global" (2003) ed "Hostile" (2005), allorquando le sue creazioni musicali risultavano decisamente più ferali, malate ed in linea con gli incubi sonori di Skinny Puppy ed affini. Diciamolo subito chiaramente: i succitati lavori, forti di un feeling gelido e mortifero, erano decisamente più interessanti sotto tutti i punti di vista, ed anche se la metodologia creativa non è mutata (il Nostro continua ad avvalersi per lo più di vecchi macchinari analogici, il che dona al sound un chiaro orientamento 'retrò') una certa amarezza traspare, sebbene Mr. Karlsson si salvi col mestiere che senz'altro non gli manca, vista la lunga esperienza. La title-track, proposta nella versione estesa, in un interessante remix acido e noisy firmato da Ted Barley ed in una ulteriore versione in lingua tedesca, dice già tutto: EBM a cavallo fra la fine degli 80s e l'inizio dei 90s dal forte sapore analogico, strutturata con mestiere e da mani capaci, lontana da qualsivoglia idea di innovazione. Stesso discorso per "Bloody Retreat" (anche qui Ted Barley ci mette lo zampino per un nervoso remix), song in odore di Klinik (punto fermo più per l'attuale suono di The Pain Machinery che non per i lavori precedenti) ben costruita e forte di cantati convincenti, ma la nostalgia per quella voce che tagliava come un rasoio nei succitati lavori si fa sentire. Se "Pre-Programmed Automatic (dub)" mescola, appunto, dub ed EBM senza sorprendere, la più ruvida, solida e groovy "System Error (electro punk remix)" colpisce maggiormente nel segno grazie al supporto offerto dai Container 90, laddove "Acid Breakfast" si rivela più oscura e misteriosa; senza particolari sussulti sia "Total Ibiza" che l'ossessivo remix per "Heat", mentre alla muscolare "Weekend Warrior (electromix)" segue un silenzio di quattro minuti e mezzo che prelude ad una fedele cover - guarda caso! - di "Hours & Hours" dei Klinik, ultimo sussulto del dischetto. The Pain Machinery è un nome con una storia e con qualche buon lavoro alle spalle, ma se proprio ci doveva essere una qualche svolta nel sound, allora sarebbe stato meglio sviluppare qualcosa di più personale anziché abbandonare un suono che, seppur anch'esso non certo originale, sapeva delineare atmosfere ferali e malate di buon effetto: ci si salva col mestiere, come abbiamo detto, ma l'amaro in bocca per chi già conosceva il progetto rimane...

Roberto Alessandro Filippozzi










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