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First Black Pope - Spiritual/Spiral
review from Dark Room music portal/web-zine - in italian

Quei lettori che magari si fermano ai voti assegnati in sede di recensione e poi non si premurano di saggiare di persona i contenuti dei vari dischi presentati potrebbero pensare che questa rivista sia in una certa misura 'campanilista', viste le altamente positive valutazioni di svariati lavori provenienti dalla nostra terra... Se non temiamo certe accuse è perché siamo ben consci di una situazione che non ci stancheremo mai di sottolineare: nella scena italiana c'è una discrepanza enorme fra la qualità dei progetti musicali e la partecipazione del pubblico, per lo più assente e/o concentrato su aspetti marginali ma artificiosamente più 'cool'... In soldoni: dall'Italia escono ottimi lavori, sia da parte dei nomi storici che dal versante dei newcomers, mentre il pubblico rimane numericamente esiguo e più interessato al 'lato ludico' (per non usare termini più offensivi) del mondo musicale oscuro. La speranza che qualcosa cambi in meglio è sempre l'ultima a morire, e nel frattempo ci sentiamo in dovere di fare la nostra parte sottolineando cos'ha di buono da offrire la scena musicale oscura, guardando ovviamente con attenzione a ciò che succede in casa nostra. E fra tante uscite che ci hanno resi orgogliosi, ecco l'ultima in ordine di tempo: il sospirato debutto dei veneti First Black Pope, gente che nell'ultima decade la gavetta l'ha fatta per davvero e che negli ultimi anni è parsa sparire pian piano nell'ombra... Dopo qualche CDr autoprodotto e tanti concerti a supporto di nomi importanti, finalmente la chance è arrivata dall'ungherese Advoxya, etichetta in crescita e con un roster dignitoso che ha intuito il potenziale del trio. Negli anni e con pazienza hanno preso corpo le composizioni del sospirato debut (in realtà già pronto dal 2008), tredici brani di quella che a ragione il gruppo stesso definisce 'evil body music'. Legati al filone harsh/electro-industrial, ma con un occhio ben puntato sulla grande e spietata EBM degli anni '90 (senza mai suonare pretestuosamente retrò) e con un'elasticità mentale che i vari cloni di Suicide Commando si possono solo sognare, i tre sono riusciti a portare il proprio songwriting al fatidico livello successivo, facendosi trovare maturi e pronti all'appuntamento con l'esordio ufficiale. Ne risulta un lavoro che surclassa tutta la poltiglia harsh in circolazione: laddove gli altri persistono nel fare il verso a Suicide Commando o agli Hocico in ogni aspetto (e lo stesso Van Roy si guarda bene dall'oltrepassare i paletti che lui stesso ha piantato in profondità), sfruttando i soliti beat da club e melodie che più trite non si potrebbe, i First Black Pope si aprono a soluzioni differenti e variegate, facendo perno anzitutto su di un beatwork ben più sfaccettato ed avvincente rispetto ai soliti ritmi tanto in voga oggigiorno, forti di una produzione che li differenzia dalla concorrenza e che cattura alla perfezione quel feeling malato, ferale, ansiogeno, violento e malsano che Scar, Skelectric e Macho intendono chiaramente evocare, a partire dal concept lirico e dall'immagine. Una visione d'insieme molto forte che si concretizza in una serie di tracce inappuntabili: l'industrialoide opener "Mystical Trance Experience" è subito acida, dura, forte di un beatwork particolarmente calzante e virulenta nelle dilanianti urla di Scar, ben seguita da "S/M God", prima potenziale hit dell'album con una melodia 'bislacca' che non esce più dalla testa. Come detto, è l'elasticità mentale il punto di forza della band: nascono così momenti diversificati (ma sempre coerenti col suono della band) come la tesa "Motherdeath", forte di un grande feeling e di una costruzione ammirevole, o la cerebrale e penetrante "Random Suicide", splendida nel suo flavour 90s, o ancora il 'secondo atto' della più datata "Skyrats", strumentale che si fregia di crescendo vorticosi. Poderosa e cadenzata, malata e ipnotica, "Under A Spell" si fa largo con immane possanza, laddove "Red Flowers" presenta atmosfere degne di certe ottime soundtrack, ma fra tante varianti ben attuate svettano in particolare gli oltre 10 minuti della title-track, inquietante viaggio nei meandri della più nera e mortifera dark ambient che si fregia di ritmiche da manuale sul finale: un autentico incubo sonoro, ma soprattutto un vero gioiello oscuro. "S/M God" acquista potenza vestendosi di un manto EBM tipicamente 90s nella versione 'escape mix', e sempre all'ultima decade dello scorso millennio guarda l'ammirevole cover di "Isle Of Man" dei Ministry, per la quale i First Black Pope confezionano un connubio ritmo/melodie particolarmente solido e calzante. Scattante, dinamica, pompata e vorticosa "Lisergic Devotion (full-on mix)", mentre l'ultima parola spetta alle due versioni di "Abuse": groovy con stile ed ottimi suoni nel 'necropop mix', più dinamica, ferale e solidissima nel conclusivo 'cross up your ass mix', e l'ora abbondante di durata del dischetto è trascorsa nel migliore dei modi, senza che nessuno sentisse la mancanza dei soliti superflui remix di qualche compagno d'etichetta. Solo dati positivi, dunque, per un debutto sulla lunga distanza ricco di idee e di scelte sonore azzeccate: tredici tracce tutte valide e capaci di ottimi spunti, malate e ferali, spesso devastanti nel loro suonare mortifere, prodotte nel modo più calzante, forti di suoni ed arrangiamenti sempre intriganti e con un numero di potenziali hit appositamente limitato per lasciare spazio alla grande creatività che anima il songwriting dei Nostri, per un'opera che si pone due spanne al di sopra della fitta concorrenza e che si fa ascoltare tutta d'un fiato senza cadute di tono. Senza dilungarci oltre: un altro eccellente disco italiano di cui andare orgogliosi, in patria come all'estero. Una ventata di varietà dal monocorde panorama harsh: non perdetelo.

Roberto Alessandro Filippozzi










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