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STAHLNEBEL & BLACK SELKET "Blood and Passion" review
on DARKROOM Magazine


Cover STAHLNEBEL & BLACK SELKET

(Advoxya)

Time: (76:57)

Rating : 6

Stahlnebel e Black Selket sono due act ben distinti fra loro (tedeschi i primi, olandese il secondo), eppure hanno deciso di operare sempre in tandem, tanto che nessuno dei due vanta alcuna uscita in solitaria. Un album nel 2009 ("Unexpected") ed un EP nel 2010 ("Lifeless"), entrambi editi dalla Stahlblack (etichetta gestita dagli stessi membri dei due progetti, come si evince facilmente dal nome scelto) nel formato CDr, poi la firma con l'ungherese Advoxya e, sul finire dello scorso anno, l'EP apripista "Memories", preludio a questa seconda prova sulla lunga distanza. Se il full-length di debutto non aveva aggiunto alcunché alle sonorità harsh-EBM e dark-electro, pur elevandosi un minimo rispetto al calderone di progetti mediocri che soffoca tale scena, la parola giusta per definire questo follow-up è senza dubbio 'altalenante': se la partenza, marcatamente club-oriented, lascia ben sperare con la solidità e la cattiveria di "Survival Instinct" e di "Missbraucht" (sulla quale è ospite al microfono nientemeno che Johan Van Roy, mastermind di quei Suicide Commando ai quali sicuramente entrambi gli act guardano con riverenza), subito dopo il disco s'impantana con una lunga serie di ben sette tracce troppo scontate, tutte perfettamente trascurabili nel loro impeto da dancefloor e nei giri melodici 'easy' rubati alla techno, a partire dalla song che dà il titolo all'EP pre-album, paradossalmente fra i momenti meno riusciti del lotto. Quando la speranza pare perduta, l'interconnesso trio torna a far funzionare quella tagliente ferocia sfoggiata all'inizio, sferrando buoni colpi con "God (Where Are You)", la vorticosa "State Under Tension", la solida "SSDD" ed una "Unpreventable End" che sfodera un bel groove circolare di buon effetto; l'inevitabile ghost-track è finanche annunciata ironicamente sul booklet, ma stavolta non ci sono i fatidici minuti di vuoto, ed a ruota parte questa scheggia dance oscura e incalzante, che chiude l'opera con toni roventi. Un'intera parte centrale priva di motivi d'interesse ci dice chiaramente che è stata messa troppa carne al fuoco, ma l'efficacia delle tracce più valide fa risalire sino alla sufficienza il trio, in linea con gli standard del genere a tutti i livelli (vocale, ritmico/melodico e di produzione), ma reo d'aver smarrito certe venature dark-electro meritevoli di un recupero, da tradursi in un songwriting capace di andare oltre il semplice impeto danceable; se invece i Nostri continueranno a puntare solo ai club, allora faranno meglio a concentrarsi su di una decina di tracce al massimo, onde evitare di appesantire l'ascolto a suon di inutili filler. I prossimi passi saranno cruciali per il tandem tedesco-olandese: o cominceranno a fare sul serio, o finiranno risucchiati nel vortice di nomi nei quali non conviene riporre speranze.

Roberto Alessandro Filippozzi

 

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